CTR: definizione calcolo e ottimizzazione del Click Through Rate

di Geremia Lisolo

CTR cosa significa

L’acronimo CTR sta per Click-Through Rate, in Italiano “Percentuale di clic”. Questa metrica indica la percentuale di clic che un qualunque annuncio genera in relazione al numero di impressioni. Ovvero, in qualunque piattaforma online che mostra un annuncio pubblicitario, sotto forma di banner, annuncio di testo, a pagamento o organico, si generano 2 metriche, il numero di impressioni e il numero di clic. Il CTR misura la percentuale degli utenti che genera una impressione e compie o meno l’azione di fare clic sull’annuncio.

In altri termini, il CTR identifica il rapporto fra il numero di click prodotti da un determinato annuncio ed il numero di volte in cui il suddetto annuncio è stato cliccato. Di fatto si tratta di un buon parametro di misurazione per valutare l’efficacia di una pubblicità e per comprendere se è meglio ottimizzare testo e immagini.

CTR come si calcola

Calcolare il ctr è molto semplice, e lo si fa dividendo il numero di clic per le impressioni generate. Moltiplicando il risultato ottenuto per 100 si ottiene una percentuale.

Non è immediato capire quali siano dei buoni valori per il ctr. Questo, infatti, dipende da molti fattori, come ad esempio il tipo di campagna pubblicitaria, il canale, il periodo ed in generale tanti altri fattori.

Ctr unico Facebook

Nella piattaforma Facebook questa metrica viene utilizzata per le campagne sponsorizzate di Facebook ADS, e il social network lo chiama CTR “unico”. Lo fa, per mostrare che tale tasso di percentuale di clic, lo si calcola tenendo in considerazione il clic unico di un’utente. Sarà vero? chissà, certo è che non perde tempo neanche a dichiarare che tale metrica è solo una stima.

Ottimizzare correttamente le Facebook ads per evitare che il CTR unico di Facebook sia migliore è importante in quanto le campagne pubblicitarie intercettano una domanda che si dice latente. Ovvero, Gli utenti navigano nel feed del social per altro, e si trovano davanti le sponsorizzate delle aziende senza averle cercate in modo consapevole.

Cosa influenza il CTR su Facebook?

Questa differenza, pone a mio avviso una differenza di attenzione nella metrica del Click Through Rate tra chi decide di utilizzare Facebook ads e chi invece sceglie di utilizzare Google ADS. Infatti, è consuetudine tra i social media manager specializzati nella gestione di FB ads, concentrarsi su una metrica successiva, ovvero il tasso di conversione (CR).

A mio avviso, tener conto solo marginalmente del Click-Through Rate nelle campagne di Facebook ads è un’errore sia perchè il social network effettua “stime”, sia perchè non ottimizzando il CTR su Facebook possono generare aumenti nei costi della campagna.

Il Click Through Rate su Facebook è influenzato da diversi fattori tra cui la frequenza. Una bassa frequenza, comporta un alto ctr, ed un costo minore per sviluppare la campagna. Affinché la frequenza rimanga a valori bassi, occorre avere un pubblico vasto ed aggiornare frequentemente gli annunci, soprattutto nei contenuti.

Ecco perchè se la frequenza tende ad aumentare, si consiglia di sospendere la campagna per alcuni giorni e riattivarla successivamente. E’ semplice capire che Il Click Through Rate su Facebook viene influenzato dal fatto che un utente può visualizzare più volte l’annuncio senza cliccarci su falsando appunto il CTR. Questo fenomeno è chiamato saturazione del target, e spiega come mai rinnovare periodicamente gli annunci sia veramente importante.

Come ottimizzare il CTR su Facebook?


In sintesi, più il valore del ctr è elevato, più basso sarà il costo ad ogni interazione con l’annuncio. Questo avviene perché l’algoritmo di Facebook tende a premiare maggiormente gli annunci con un valore di ctr superiore alla media. Per aumentare il ctr è necessario selezionare bene il proprio pubblico. L’annuncio proposto deve avere la giusta presa, e deve poter interessare a chi lo sta visualizzando, ed invogliarlo a cliccarci sopra.

Spesso si ricorre all’uso di contenuti e temi emotivi, e affinché la campagna sia più remunerativa, occorre testarne di diversi tipi, e fare poi una selezione.

Anche l’uso della giusta immagine è importante, che deve essere immediatamente chiara e accattivante. Deve avere le giuste dimensioni, e deve far risaltare al massimo gli elementi che la compongono. Spesso è preferibile usare un formato PNG rispetto ad un JPEG, che renderebbe l’immagine troppo sgranata. Un ultimo trucco, che può rendere l’annuncio più interessante, è specificare e rendere facilmente leggibili le date di scadenza. In questo modo l’offerta proposta apparirà esclusiva ed irrinunciabile.


In conclusione, quali sono i valori indicativi di una buona frequenza e di un buon ctr? Per la frequenza si parla di valori compresi tra 1 e 2, per un buon ctr invece bisogna stare sopra l’1,5%

Cpc di Facebook

Il CPC è il costo medio di ogni clic sul link. Viene utilizzato per nel campo del marketing online per valutare l’efficienza e le prestazioni delle pubblicità.

Viene calcolato come l’importo speso diviso per i clic effettuati sul link. Più il ctr ha un valore basso, più il cpc è basso. Anche in questo caso, per avere un cpc adeguato, occorre usare alcuni accorgimenti, molto simili ai precedenti.

Ctr email marketing

L’email marketing, a differenza di come molti pensano, non è uno strumento diventato obsoleto nell’era dei social media. Ha ancora un largo utilizzo, e se fatto con metodo è ancora uno degli strumenti di promozione online più efficaci in termini di conversione. Riguardo l’email marketing, bisogna tener conto del CTR in due punti di contatto con gli utenti:

  • Click-Through Rate su visualizzazione dell’email open rate (tasso di apertura)
  • Click-Through Rate sul link interno o invito all’azione

L’analisi del Click-Through Rate in una campagna DEM è come si può vedere più articolato, perchè ognuno di questi punti di contatto servono al webmaster specializzato a capire diversi elementi da ottimizzare e azioni da fare per gestire correttamente il CRM e le liste.

Aumentare il CTR per ogni email vista dall’utente

Per migliorare l’open rate, ovvero il tasso di apertura e dunque il CTR in percentuale tra email visualizzata e email effettivamente aperta dall’utente, spesso si usano tecniche di copywriting più o meno spinte modificando l’oggetto dell’email. Oppure si tende a riottimizzare le liste con diverse operazioni che vanno a riclassificare, riqualificare, riattivare o eliminare gli utenti compresi nella lista mail.

Alcuni tentativi che ci sono arrivati via email per aumentare il CTR relativamente all’open rate sono:

  • oggetto email con RE:
  • oggetto email con provocazione
  • Oggetto email con simboli strani
  • Oggetto email colorato di blu
  • Oggetto in 3D e con scritte particolari come “cliccami” o non cliccare

Insomma, si prova a stimolare la curiosità di chi in precedenza ha lasciato la propria email.

Aumentare il CTR sui link interni all’email

Anche in questo caso, l’ottimizzazione delle liste email, e l’utilizzo di tecniche di copywriting oltre a content curation di design e immagini, giocano un ruolo fondamentale per stimolare e aumentare la percentuale di persone che dopo aver aperto un’email, effettuano anche clic su un link interno.

Per far si che il tasso aumenti, bisogna puntare essenzialmente su 2 aspetti, qualità e oggetto dell’email. La qualità deve essere alta, e l’oggetto deve poter suscitare in chi lo riceve interesse. Anche in questo caso è fondamentale selezionare i destinatari, in modo che le email inviate non finiscano semplicemente nella casella spam.

Ctr Google

Per parlare del CTR riguardo a Google, non possiamo evitare di fare una premessa impostante. L’universo Google è composto di numerosi tipi di motori di ricerca verticali, e di servizi alle aziende sia gratuiti che a pagamento. Di conseguenza la percentuale di clic su un annuncio, generalmente si calcola sempre allo stesso modo, ma la sua funzione è diversa e il valore del ctr può portare più o meno benefici differenti.

La percentuale di clic (CTR) può essere utilizzata per misurare il rendimento delle tue parole chiave e dei tuoi annunci. A differenza di Facebook ADS, che si basa su stime, la formula per calcolare il CTR in Google ADS è meno lasciata al caso e si calcola semplicemente così: clic ÷ impressioni = CTR. Ad esempio, se hai 5 clic e 100 impressioni, allora il CTR è pari al 5%.

Il CTR nelle ads di Google è mostrato e cambia sia negli annunci che nelle singole parole chiave, diventando di fatto un fattore importantissimo per il ranking dell’annuncio per una specifica keyword.

Importante per gli annunci di testo sfruttare titolo, url, descrizione e snippet, per ottimizzare il CTR al fine di gestire meglio la qualità dei clic ricevuti, e di conseguenza migliorare anche le metriche relative al tasso di conversione.

Una best practice per ottimizzare il CTR delle ADS Google, è quello di utilizzare parole commerciali su risorse commerciali, e parole informative su risorse informative. Questo perchè, gli utenti durante la sessione di ricerca, leggono tali contenuti, che tra l’altro possono essere evidenziati in grassetto dal motore di ricerca in quanto corrispondenti alle parole usate dall’utente. E vengono invogliati o scoraggiati ad effettuare il clic, su risorse che rispondono meglio l’intento di ricerca.

CTR e Traffico Organico

Riguardo al traffico organico dai motori di ricerca, il CTR è una metrica che può condizionare potenzialmente anche il ranking. Può essere analizzato sia in Google Analytics che nella Search Console di Google.

Il Click-Through Rate su Google organic, è una metrica che misura le interazioni tra gli utenti durante le sessioni di ricerca e i singoli annunci presenti nella serp organica di Google.

Come ottimizzare il CTR su Google

Negli ultimi anni, si sono susseguite risorse web che affermano che il CTR è uno dei fattori seo per migliorare il ranking su Google. Ad esempio Ignite Visibility ha condotto una ricerca analizzando oltre 500 utenti intenti a fare sessioni di ricerca su Google, per scoprire come effettuano le ricerche e che impatto hanno le loro decisioni nei risultati di ricerca. Durante lo studio e l’analisi del comportamento dell’utente, hanno scoperto che la meta description compreso i rich snippet sono il fattore che maggiormente influenza il click through rate.

Ottimizzare dunque description e title, nonchè tutti i punti di contatto con l’utente nelle diverse serp verticali (immagini, mappe e video su tutte), è importante sia per aumentare la percentuale di clic sia per provare a sfruttare le metriche che sembrerebbero migliorare il posizionamento delle singole pagine nei motori di ricerca.

Google, al fine di agevolare i propri utenti nel trovare con più rapidità le risposte alle proprie ricerche, nel 2018 ha incluso tra i fattori seo di ranking anche la velocità di caricamento delle pagine web. Lo ha fatto con un occhio di riguardo alla velocità di caricamento delle pagine da dispositivi mobile e tablet. Da quel momento Google ha osservato il comportamento degli utenti nelle pagine web ed ha notato miglioramenti in ottica di performance e user experience. E’ dunque un fattore indispensabile da ottimizzare per migliorare la percentuale di clic abbassando la frequenza di rimbalzo degli utenti che potrebbe avvvenire per un caricamento lento della pagina cliccata.