Velocità sito: un fattore seo che migliora l’esperienza utente

di Roberto Varriale

Google, al fine di agevolare i propri utenti nel trovare con più rapidità le risposte alle proprie ricerche, nel 2018 ha incluso tra i fattori seo di ranking anche la velocità di caricamento delle pagine web. Lo ha fatto con un occhio di riguardo alla velocità di caricamento delle pagine da dispositivi mobile e tablet. Da quel momento Google ha osservato il comportamento degli utenti nelle pagine web ed ha notato miglioramenti in ottica di performance e user experience.

Velocità del sito ai fini SEO

In fase di consulenza, sento spesso dire: Ma il mio sito è veloce, è più veloce di quello della concorrenza. Oppure, i siti web che sono posizionati meglio sono più lenti del mio etc etc.

Tutte queste considerazioni, derivano dal fatto che la velocità di cui spesso si parla nei corsi seo, libri e blog, non è chiaramente identificata in quella che interessa a Google. Addirittura esistono consulenti seo, che dicono che la velocità del sito non è un fattore di ranking.

Migliorare le prestazioni di un sito rendendolo veloce è importantissimo, ma la verità sulle performance ai fini seo, è che sono da considerare riconducibili a fattori più profondi della semplice apertura della pagina web.

Infatti, un sito web potrebbe risultare più veloce per un utente e più lento per un’altro. la differenza potrebbe essere data dalla diversa rete internet utilizzata o da un dispositivo diverso.

Gli utenti potrebbero avere l’impressione che due siti abbiano un diverso tempo di caricamento, semplicemente perchè caricano in diverse modalità i contenuti.

Per questi e tanti altri motivi, quando si parla di velocità di caricamento ai fini seo, bisogna essere precisi e parlare dei dati “oggettivi” che si possono misurare quantitativamente, e non di “percezione di velocità”.

Come misura il tempo di caricamento Google?

Da sempre il caricamento della pagina è stato misurato con l’evento load, e seppur tale processo sia ben definibile, non è un processo da considerare solo relativamente all’utente o solo relativamente al software.

Ad esempio una pagina web potrebbe essere restituita al browser dal server, in modo molto rapido. ma potrebbe bloccare il caricamento dei contenuti restituiti all’utente fino a che non si verifichi un evento stabilito.

Negli ultimi anni, i membri del team Chrome, in collaborazione con il W3C Web Performance Working Group, hanno lavorato per standardizzare una serie di nuove API e metriche che misurano più accuratamente il modo in cui gli utenti sperimentano le prestazioni di una pagina Web.

Per garantire che le metriche siano pertinenti per gli utenti, il team di Google le inquadra attorno ad alcune domande chiave:

  • Sta accadendo? è iniziata la navigazione? il server ha risposto?
  • E’ utile? è stato restituito un contenuto pertinente?
  • E’ utilizzabile? Gli utenti riescono ad interagire?
  • E’ Corretto? esiste fluidità di contenuti? ci sono lag?

Google misura le metriche generalmente in due modi: laboratorio e sul campo.

In pratica Google simula il caricamento di una pagina in un ambiente di sviluppo controllato (in lab). E osserva anche il comportamento di utenti reali durante la navigazione e le interazioni. Google verifica con entrambi i metodi in quanto non considera nessuna delle due migliori e lo fa per garantire una maggior precisione di analisi.

Misurare la velocità del sito in laboratorio, serve a Google per sviluppare nuove funzionalità. Ed ovviamente, è impossibile che tali funzionalità vengano testate sugli utenti reali prima della loro messa online. Ed ecco perchè, è fondamentale per il motore di ricerca utilizzare entrambi i metodi anche in modo consequenziale tra loro.

Misurare la velocità di caricamento delle pagine di un sito sul campo, serve a Google perchè è in base al modo e alla modalità di fruire dei contenuti da parte di un utente che le prestazioni di un sito possono essere diverse.

Inoltre, il caricamento delle pagine potrebbe non essere deterministico. Ad esempio, i siti che caricano contenuti o annunci personalizzati possono presentare caratteristiche prestazionali molto diverse da utente a utente. Un test di laboratorio non catturerà queste differenze.

In sintesi, per capire se le prestazioni di un sito web, e il tempo di caricamento delle pagine sia ottimale. Bisogna fare una misurazione contemporanea del tempo tecnico di caricamento, e come gli utenti si comportano su quella paginqa durante il caricamento.

Quali metriche di caricamento considera Google?

Sono diverse le metriche relative al tempo di caricamento di un sito web che tiene in considerazione Google, e che tutti i consulenti seo dovrebbero considerare.

La percezione della velocità con la quale una pagina visualizza tutti gli elementi del layout sul dispositivo. La reattività con cui esegue qualsiasi codice JavaScript per agevolare l’interazione dell’utente. Il tempo in cui un utente può interagire realmente con la pagina caricata, la stabilità della pagina restituita e di ogni suo elemento visivo.

Quali metriche migliorare per velocizzare un sito?

In base a quanto precedentemente detto, è bene che per velocizzare una pagina o un sito completo ai fini seo per migliorare l’esperienza utente, è bene considerare le seguenti metriche da analizzare e migliorare:

  • First contentful paint (FCP)
  • Largest contentful paint (LCP)
  • First input delay (FID)
  • Time to Interactive (TTI)
  • Total blocking time (TBT)
  • Cumulative layout shift (CLS)

Riguardo al First contentful paint, Google lo studia sia in laboratorio che sul campo. E questa metrica misura il tempo che intercorre tra quando inizia il caricamento della pagina e quando un primo contenuto è visualizzato.

Anche il Largest contentful paint viene monitorato da Google sia in laboratorio che sul campo. E tale metrica serve a misurare il tempo che intercorre tra il caricamento della pagina iniziale, al primo blocco di testo o immagine viene restituita all’utente.

First input delay, metrica misurata sul campo da Google, ovvero osservando il comportamento dell’utente. indica il tempo che intercorre tra una qualunque interazione dell’utente sulla pagina (clic, cambio pagina), e il momento in cui un browser è in grado di rispondere all’interazione.

Con la metrica definita Time to Interactive, che Google osserva in laboratorio, il motore di ricerca misura il tempo dal momento in cui la pagina inizia a caricarsi, quando viene visualizzata visivamente, i suoi script iniziali (se presenti) sono stati caricati ed è in grado di rispondere in modo affidabile all’input dell’utente rapidamente.

Attraverso la metrica composta Total blocking time, Google in ambiente di sviluppo, misura il tempo tra First contentful paint e Time to Interactive.

Le metriche appena elencate, non sono tutte quelle che Google utilizza per verificare la velocità di caricamento di una pagina web rispetto ad altre al fine di classificarle nelle serp. nel mio elenco mancano ancora metriche che misurino la fluidità.

Cosa ci dicono queste metriche?

Innanzitutto che la velocità di un sito è realmente un fattore di ranking, chi dice il contrario è perchè non sa che Google tiene conto di altri fattori e determina le performance in due fasi di studio.

Che è importantissimo monitorare oltre al caricamento della pagina, anche il tempo di caricamento che avviene dopo l’interazione dell’utente con un link interno. Cosa che mostra quanto sia utile ottimizzare l’internal link anche in ottica di fruibilità.

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