Zero Moment of Truth cos’è e perchè è importante per la seo

di Roberto Varriale

Cos’è per Google ciò che definisce Zero Moment of Truth?

Per spiegare bene cosa significhi per Google il momento zero dell’acquisto in un processo decisionale, step by step, userò delle definizioni di “personas”:

  • Una mamma in un auto: che usa il suo smartphone mentre attende il figlio fuori scuola.
  • Un imprenditore che da casa pensa al suo lavoro: che confronta i prezzi delle stampanti laser, i costi delle cartucce prima di andare in ufficio, o in un negozio di stampanti.
  • Uno studente in un bar: che valuta le recensioni degli hotel per un suo futuro viaggio
  • Un’appassionato di sport invernali in un negozio di sci: che dal telefono cellulare guarda recensioni video degli ultimi snowboard
  • una ragazza tra le scale del condominio: che cerca suggerimenti per un appuntamento galante

ZMOT è quel momento in cui una persona prende il telefono cellulare o altri dispositivi e inizia il proprio personale viaggio alla scoperta di un prodotto o un servizio che si pensa possa soddisfare un’esigenza specifica.

Un qualunque utente del web, può apprendere in qualunque momento, facendo qualsiasi attività di avere un bisogno da soddisfare.

Personalmente mi sorprendo quando professionisti del web, leggendo dati statistici sugli utilizzi dei diversi dispositivi da parte delle persone, rimangano sorpresi nel vedere determinati risultati.

Ad esempio c’è ancora chi tra i professionisti del web, pensa che non possa essere intercettato il bisogno latente nei motori di ricerca. Questo mi fa un po rabbia perchè è come dire che non è vero che ad esempio, un ciclista amatoriale che ricerca su Google risorse web per le migliori ruote per la sua bicicletta. Poi non possa pensare al suo bisogno di raccontare le sue avventure in bici con una gopro, mentre legge una risorsa web che parla di ruote di biciclette e non di una gopro.

Tornando a parlare del Zero Moment of Truth, possiamo dire che è nato, quando Il 21 settembre 2005, il Wall Street Journal ha pubblicato una notizia in prima pagina che ha cambiato completamente il volto del marketing.

Quella notizia riguardava l’importanza dei sette secondi successivi, a quando un consumatore si ferma davanti a uno scaffale pieno di prodotti utili ad una sola esigenza. “Cosa compro? e perchè lo compro?”

Procter & Gamble chiamò quel momento il Primo Momento della Verità, o FMOT. Per il colosso, fu così illuminante la definizione di quel concetto, che addirittura creò una posizione lavorativa ricoperta da Dina Howell.

Nella prefazione di un libro, l’amministratore delegato di Procter & Gamble A.G. Lafley affermò:

Le migliori marche vincono costantemente facendo leva su due momenti verità:

quando un consumatore decide di comprare e quando quest’ultimo lo usa ed è soddisfatto.

Nell’articolo dove parlo del fatto che secondo me Google usa il customer journey nella classificazione dei suoi risultati, ho cercato di spiegare come fare per seguire la scelta del motore di ricerca, nel tentativo di appagare l’utente specifico.

Nella seo sono 2 gli step del funnel dove l’utente fa una doppia scelta

La navigazione nei motori di ricerca è cambiata, gli utenti non vanno considerati più a “visite” ma bisogna osservarne il comportamento all’interno di una o più “sessioni” di ricerca.

Il mito “dell’ogni clic una vendita” non va più raccontato neanche ai bambini!

Gli utenti dei motori di ricerca, effettuano delle scelte esternamente e solo dopo internamente. E in una sessione di ricerca visitano e non visitano decine di risorse web per prendere una decisione.

Ecco perchè non c’è bisogno solo di conquistare i 2 momenti della verità citati da Procter & Gamble, ma c’è bisogno anche di conquistare lo ZMOT che va conquistata in 2 momenti diversi o comunque consequenziali.

La prima volta, quando l’utente decide di far visita alla risorsa e di esserne “attratto” a tal punto da farlo rimanere li in modo produttivo per 7 secondi, in modo che ci possa ricordare in futuro. E la seconda volta, che ripeto può essere nella stessa sessione di ricerca o una successiva, quando la persona accede nuovamente per fare un’azione (ZMOT).

A mio avviso, solo inserendo il processo decisionale d’acquisto nella propria keyword research, si può fornire all’utente una risorsa rilevante e al motore di ricerca una risorsa da mostrare con fierezza nelle prime posizioni.

Perchè a mio avviso è così che si può fare in modo, tramite i motori di ricerca, di attrarre nella nostra risorsa web l’utente, e a catturare la sua attenzione in quei fatidici 7 secondi, che potrebbero portare lo stesso a sceglierci subito o in una futura sessione, in quello che definisce Google Zero Moment of Truth.

Lo ZMOT è fantastico per il suo potere di aiutare gli acquirenti a prendere decisioni importanti, e il suo potere di aiutare le aziende a raccontare le loro storie nel momento di maggiore impatto.

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